Un Poeta
di Simón Mesa Soto
124', 2025, Commedia, Colombia/Germania/Svezia
Certi film colpiscono per la perfezione e compiutezza della trama, altri per le domande che ti lasciano ben
oltre l’uscita dalla sala. Un poeta appartiene sicuramente a questa seconda categoria.
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Oscar – interpretato da Ubeimar Rios, incredibilmente un attore non professionista – è un personaggio shakespeiriano in piena regola, un Don Chisciotte colombiano, un Rigoletto sconfitto dalla realtà ma non rassegnato. Senza un soldo e con una carriera poetica che arranca, Oscar accetta suo malgrado un posto da insegnante in un liceo. Qui conosce Yurlady, una quindicenne che nasconde un talento per la poesia e che riaccende in lui la speranza.
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A questo punto siamo a un bivio: uno sviluppo che potrebbe diventare hollywoodiano - il poeta disoccupato che trova il suo riscatto nella fanciulla povera che diventa qualcuno grazie al proprio talento - o, come effettivamente avviene, la realtà con tutte le sue contraddizioni bussa alla porta, deviando, per fortuna, da una conclusione facile e consolatoria.

Con una regia incalzante, un uso della musica provocatorio e un montaggio sfrontato, il secondo lungometraggio del colombiano Simón Mesa Soto apre uno squarcio sull’essere genitori, sui salotti intellettuali, sulle differenze di classe, sul tokenismo portato all’estremo (indimenticabile il dissing fra il nativo e la femminista su chi abbia più ragione di essere vittima).
Chi ci fa la figura peggiore sono i vampiri della cultura, che si autodefiniscono intellettuali, ma che in realtà speculano e divorano chi sta peggio di loro.

Girato in un solo mese su pellicola con una patina nostalgica come il suo protagonista, disastrato come una Corazzata Potemkin in cui a rotolare è una quindicenne ubriaca in periferia, disperato come il finale de I 400 colpi.
Un inno agli irriducibili, alle battaglie perse, alle bottiglie scolate, alle famiglie numerose.
Da vedere in lingua originale.
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